La depressione ha come sintomi
principali l'abbattimento dell'umore, la visione negativa e derealizzata del futuro,
autodenigrazione, disturbi del sonno come insonnia o ipersonnia, alterazioni
dell'appetito, ansia che delle volte nasconde i sintomi principali del tono dell'umore, e
diverse manifestazioni psicosomatiche. |
Clinicamente si distinguere la
depressione reattiva, che è un naturale stadio melanconico causato da circostanze
inerenti la vita dell'uomo come lutti, abbandoni affettivi, crisi evolutive, che comunque
ha una durata limitata e serve alla riorganizzazione psicologica, dalla depressione vera e
propria che apparentemente non ha alcun legame reale con le vicende della vita del
depresso e per tale ragione viene chiamata anche endogena. |
In realtà esiste sempre una
causa che determina lo stato depressivo, spesso tale problema è semplicemente negato e si
è trascinato per anni senza trovare un'adeguata risoluzione nell'economia psichica. |
Esistono forme depressive che
impediscono qualsiasi attività causando stati di completo abbandono fisico ed
intellettuale che spesso allarmano notevolmente chi vive accanto a chi ne è vittima. |
In tali casi il ricorso a farmaci
antidepressivi può risultare necessario ma purtroppo non sono rari gli interventi con
elettroshock, una metodologia barbara che consiste nel mandare scariche elettriche
attraverso il cervello causando crisi convulsive, che, come sostengono i fautori di tale
metodo, dovrebbe, e non si sa come, riportare il paziente fuori dalla malattia. |
Spesso succede che effettivamente
si diviene ad una modifica positiva dello stato depressivo ma il rientro verso la realtà
e sempre episodico e parziale e quello che è peggio è che il messaggio che ne riceve il
paziente da tale intervento è carico di violenza, quella stessa violenza introiettata che
è causa delle sue difficoltà psicologiche. |
L'approccio organicista tende a
cercare cause biologiche della depressione, e giunge anche ad importanti traguardi di
ricerca scientifica che cercano di far luce sui meccanismi chimici del funzionamento
cerebrale. |
Purtroppo la conoscenza sul
funzionamento del cervello e le sue implicazioni nella vita emotiva dell'uomo sono ancora
ad uno stadio preliminare, e questo contrasta vivamente gli entusiasmi degli organicisti. |
Ogni sensazione umana ha
ovviamente un corrispettivo biologico e chimico, affermare che ad un'emozione corrisponde
un dato processo biochimico del cervello non è negare la validità del modello
psicologico, è solo la giusta contrapposizione teorica di punti d'osservazione
differenti, che per il bene dello sviluppo del trattamento delle patologie psichiatriche
dovrebbero essere in continua e rispettosa comunicazione. |
Quello che è assolutamente
inaccettabile è la proposta univoca che si tende a dare del trattamento dei disturbi
mentali e della depressione solamente a livello psicofarmacologico. |
Gli studi biologici sulla
depressione hanno messo in luce meccanismi neurotrasmettitoriali che attivano o inibiscono
manifestazioni depressive, la ricerca genetica ha cercato di individuare fattori
determinanti l'ereditarietà di tale patologia, giungendo anche a risultati importanti. |
Ma il punto è che sperando di
avere sempre maggiori conoscenze sulle cause biologiche degli stati depressivi questo è
solo un aspetto del problema. Il comportamento umano ha basi psicologiche che risiedono
nella costruzione storica delle emozioni in quanto vissuto esistenziale dell'uomo, e più
ovvie basi biologiche che ne rispecchiano la consequenzialità. |
Negare l'importanza degli aspetti
psicologici e dei trattamenti psicoterapici impedisce lo sviluppo della conoscenza di tali
processi, nuocendo alla comprensione sempre maggiore del comportamento umano. |
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Occorre considerare che il
sintomo in ogni manifestazione di sofferenza è uno strumento importante per dialogare con
il proprio organismo ed imparare a riconoscerne le esigenze e gli squilibri avvenuti.
Negarlo, come avviene ogni qualvolta lo si blocca con l'utilizzo di farmaci, può impedire
la comprensione evolutiva di fasi critiche dell'esistenza. |
Secondo la teoria psicodinamica
la depressione deriva da un profondo senso di perdita dell'oggetto amato vissuto dal
soggetto come introiezione dell'aggressività, ciò che causa un desiderio inconscio
d'annientamento del proprio io vissuto come disprezzabile e incapace di essere al mondo. |
La costruzione di un oggetto
buono, cioè della rappresentazione dell'altro-da-se, avviene durante la fase depressiva
descritta dalla Klein nella quale il bambino crea il suo genitore buono che gli
consentirà una normale forza del proprio io. |
Nella depressione il paziente non
riesce a ricostruire la parte oggettuale sentita come distrutta e investe il proprio io
con pulsioni autoaggressive che ne compromettono le funzionalità d'adattamento alla
realtà. |
Nel lutto, che possiamo definire
come depressione "buona" o momentanea, la perdita dell'oggetto amato porta ad
uno stato melanconico che viene superato quando l'oggetto si reintegra grazie alla
presenza interna di genitori buoni, e l'investimento pulsionale può essere fatto di
nuovo. |
Nella depressione Freud indicava
un'introiezione, cioè una presa dentro di se di un oggetto negativo verso il quale si
provano sensazioni ambivalenti di amore-odio. |
Nella depressione l'ambivalenza,
cioè la condizione di fluttuazione tra amore e distruzione, è una delle caratteristiche
della personalità melanconica, che si evidenzia chiaramente nella forma bipolare
maniaco-depressiva, nella quale stati di abbattimento si alternano a fasi di esaltazione
maniacale. |
La depressione è forse il
momento più vicino alla sofferenza, sofferenza intesa come dolore totale che avvolge
l'essere completamente negando ogni spiraglio di luce. |
La sofferenza è ciò che ogni
essere vivente biologicamente cerca di evitare, è la sofferenza che spinge il
comportamento in direzioni più utili e consone allo sviluppo della vita. La depressione
è una scarica improvvisa e tumultuosa di sofferenza, angoscia, quasi come se tali
emozioni fossero imprigionate ed impedite di effettuare il loro naturale mandato. |
Compito di un'adeguata
psicoterapia è quello di dare voce al dolore, attraverso un nuovo linguaggio che non nega
la sofferenza ma le restituisce il valore di significante e ne riduce la forza
distruttiva. |