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La nascita del mondo simbolico |
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Lacan, psicoanalista francese che ha attraversato il
secolo scorso dando un contributo nuovo e creativo al pensiero
freudiano, parla di relazione paterna che porta il figlio dalla fusione
con la madre al mondo dei simboli sociali e culturali. |
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La relazione madre figlio è fondamentale per la
realizzazione delle sicurezze intime del bambino. L’amore materno,
quando è sano, crea una stabilità affettiva che parte dall’organismo,
dalle sensazioni corporee gratificate dal contatto accogliente e
unificante della madre. |
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Le gravi patologie psichiche come le psicosi, ma
anche le gravi caratterizzazioni perverse, derivano da un rapporto
materno insoddisfacente che non riesce a costruire l’unità oggettuale
del bambino. |
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Il padre interviene con la sua dimensione simbolica,
appartenente e necessaria alla specie, per creare una ferita di
separazione dal mondo simbiotico della relazione materna. Il desiderio
del bambino è quello di recuperare la posizione estatica del corpo
materno, abbandonato con la nascita, e la pulsione, dopo la separazione,
diventa desiderio di appartenenza, di ricongiungimento, poi desiderio di
essere il desiderio della madre, il fallo. |
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Questo successivamente mette il bambino in rapporto
con il proprietario legittimo del fallo, il padre, che definisce la fase
evolutiva del complesso edipico, che se superato efficacemente, porta al
contatto con la realtà e con i simboli del significato dell’esistenza. |
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La creazione del simbolo, del quale il linguaggio è
l’espressione comunicativa, avviene con la realizzazione del
significato dell’io, che si costruisce, secondo Lacan, attraverso l’alienazione
dall’essenza del se. Essere diventa il paradosso dell’abbandono del
significato primario, corporeo e simbiotico, per una relazione con il
simbolo, inizialmente l’immagine di se, come quella percepita dallo
specchio, e successivamente con i simboli relazionali che compongono l’esistenza
umana. |
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Quindi si diventa adulti sviluppando un simbolo del
se, un’immagine, che poi sarà rapportata nelle vicende relazionali e
costituirà il senso d’identità dell’io. |
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La costruzione del mondo simbolico può avvenire
grazie alla struttura psichica della specie umana che necessita di
significanti fondamentali, gli archetipi, le forme mitologiche primarie,
per costruire un mondo interno che corrisponda, almeno parzialmente, con
la realtà esterna con la quale ci si deve in qualche modo relazionare. |
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Il ruolo del padre |
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Il padre è il portatore del simbolo della relazione
con la realtà. Definisce i significanti necessari alla sopravvivenza,
perché di questo infine si tratta, con il mondo esterno, attraverso il
suo ruolo etico e culturale di protettore dalle insidie del mondo. Il
padre, nel senso del mondo simbolico che gli appartiene, serve a
garantire la sopravvivenza, fisica e soprattutto psicologica, nell’universo
minaccioso che è più complesso e meno gratificante del corpo materno. |
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Quando si parla di padre si deve intendere la sua
funzione adattiva, che pone le regole necessarie alla
convivenza, quelle utili nel programma della specie, che si confrontano
con la realtà creativa del mondo umano, mai simile a se stessa. |
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Il presupposto simbolico della funzione paterna, come
quella materna e degli altri simboli della nostra esistenza, è da non
confondere con il ruolo, un’immagine particolare e temporanea del
simbolo, che può risultare inadeguata, rispetto alle richieste della
realtà, essere quindi inefficace ed entrare in crisi. |
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Questo è il tema che riguarda oggi la nostra
esigenza di rapportarci con la crisi del padre, che secondo me non è
una crisi di significato, ma una crisi di ruolo, di immagine, non più
in rapporto con l’origine simbolica dell’archetipo paterno. |
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Ogni persona, per essere sana e relazionarsi
adeguatamente con il mondo esterno, deve riuscire a dialogare
creativamente con il mondo simbolico che crea delle rappresentazioni,
immagini, che possono diventare rigide, creando dei ruoli fissi,
inadeguati al rapporto con la realtà esterna, mutevole, ed interna, in
continua necessità di dialogo con le parti inconsce e simboliche. |
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La rigidità delle immagini di ruolo |
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Il ruolo rigido, eccessivamente strutturato, crea una
percezione dell’io anch’essa rigida. Questo determina l’incapacità
di relazionarsi. |
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Perché una funzione simbolica, necessaria per la
relazione con l’altro, diventa rigida dipende dall’aggressione della
realtà sull’individuo. Ogni aggressione forma una reazione di
rigidità, di difesa. |
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I ruoli paterni hanno fallito, e sono in crisi,
perché hanno subito il giusto abbandono per la loro inefficacia. |
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Il sintomo più importante della crisi del padre è
la crisi etica. L’etica è un significato molto duttile, utilizzato in
religione, in filosofia. Ma qui intendo etica come la relazione efficace
con il mondo. L’etica non è morale, da questa si distanzia perché crea
responsabilità in luogo della colpa, è capacità di vedere la
verità. Verità umana, legata semplicemente alla conservazione della
specie e alla sua evoluzione. |
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Archetipo, mitologia e conflitto paterno |
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Consideriamo l’archetipo come una struttura di
base, in forma simbolica, che contiene l’origine dei significati
universali propri della specie umana. |
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Possiamo, per semplicità, immaginarlo come un grande
quadro ricco di forme, colori e immagini, dal quale attingiamo,
inconsapevolmente, per costruire i significati che realizzano i nostri
ruoli, comportamenti, paure, desideri. |
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Il padre è un grande archetipo, come quello della
madre, che contiene tante possibilità di significato, utilizzate in
base alla storia personale e al particolare contesto culturale e storico
del vissuto. |
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Nel nostro mondo simbolico la relazione tra padre è
figlio è sempre carica di un forte conflitto e viene rappresentata
chiaramente nella mitologia classica greca, dalla quale noi occidentali
fondiamo la nostra cultura, e che a sua volta raccoglie i miti degli
antichi popoli
mesopotamici come gli hurriti e gli ittiti. |
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Il mito di Crono, figlio di Gea, la madre terra e
Urano, il dio del cielo procreato dalla stessa Gea da sola, racconta di
un padre negativo, Urano, che sprofonda i figli nella terra per non
essere da questi spodestato. Crono, uno dei dodici titani nati da Gea e
Urano, viene coinvolto dalla madre per aggredire il padre. Crono evira
il padre con un falcetto e questo, persi i genitali scompare e lascia
libero il regno dell’universo che verrà poi conquistato dallo stesso
Crono. Crono, avvertito da una profezia, vive le angosce del padre,
divora i figli per timore di essere da loro cacciato, e Zeus, uno dei
figli destinati a cadere nelle viscere del padre, viene salvato dall’intervento
della madre Rea, che invece del figlio gli consegna una pietra avvolta
in un telo. Sarà poi Zeus a regnare nell’universo grazie alla sua
vittoria contro il padre. Questo mito è presente in molte altre forme
dell’immaginario umano, come in Edipo che si arricchisce di altri
importanti significati della relazione genitoriale. |
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Nella storia tramandata nei secoli Edipo è figlio di
Laio e Giocasta, viene abbandonato dal padre, intimorito da una profezia
che prevede la sua morte per mano del figlio, che dopo avergli trafitto
i piedi, ordina al pastore al quale lo affida di lasciarlo sul monte
Citerone. Edipo viene salvato dalla disobbedienza del pastore che invece
di seguire l’indicazione di Laio lo fa giungere al re Polipo di
Corinto che lo adotta. |
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Edipo viene a saper dall’oracolo di Delfi che
ucciderà il padre e sarà sposo della madre, suscitando ribrezzo nei
sacerdoti che lo allontanarono. Edipo cerca di evitare il suo destino
andando via da Corinto e lasciandosi così lontano quella famiglia che
credeva fosse la sua. Ma per strada, in un incrocio, viene a trovarsi di fronte ad un
gruppo di persone che scortano Laio, hanno uno scontro e uccide tutti,
tranne un servo che fugge, compreso il padre. |
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Arrivato a Tebe sconfigge la sfinge dando la
soluzione all’enigma dell’uomo e delle sue stagioni, e sposa sua
madre Giocasta. |
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Venuto a conoscenza della storia vera delle sue
origini, Giocasta si uccide e Edipo si acceca. |
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Questo mito rappresenta l’essenza delle forze
conflittuali dell’esistenza e della relazione familiare. Il mito
stesso serve ad esorcizzare la forza distruttiva delle pulsioni
originali. |
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Qui vediamo il mito della violenza paterna, della
paura del figlio, dell’evirazione, altro potente simbolo che vive nell’immaginario
umano e nel maschio diventa segno evolutivo ed angoscioso a partire dal
processo edipico, della pulsione al ritorno verso l’utero, al tabù
dell’incesto. La preoccupazione per le proprie origini, spesso nei
bambini negate e proiettate in racconti fantastici, dove si diventa
estranei ai propri genitori in un estremo tentativo salvifico di
allontanarsi dalle inaccettabili pulsioni aggressive ed incestuose. |
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Insomma il mito ci dice che l’archetipo del padre
è ricco di significanti non sempre positivi, anzi spesso carichi di
conflitto, e lo stesso Freud, raccogliendo la teoria dell’orda
primordiale di Darwin, parla di rivolta dei figli verso il padre che si
appropria egoisticamente delle donne e non concede ai figli la
possibilità della procreazione. Freud, nella sua mitologia della
nascita della società, mette i figli contro il padre per ucciderlo ed
impossessarsi finalmente della libertà e delle donne. |
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Nella relazione con l’altro da se l’uomo inizia
subito a creare un’immagine simbolica di se da mettere in relazione
con la realtà esterna. Questo gioco dei simboli permette di affrontare
l’energia pulsionale conflittuale e distruttiva e di creare un
adattamento funzionale con il mondo. |
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La funzione catartica dei miti |
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L’arte, la letteratura, i drammi e i miti servono
all’uomo per continuare il processo vitale senza perdersi nell’angoscia
delle proprie origini, dando risposta alle ombre dell’inconscio che
senza questi strumenti catartici potrebbe prevalere in uno scontro
terrificante con la coscienza. |
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L’epoca che viviamo è stata definita il periodo
della supremazia della tecnica, che diventa modello d’interpretazione
del reale attraverso la rinuncia al mondo dei significati simbolici e la
vittoria del razionale. |
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La razionalità contro la comprensione
simbolica |
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La ricerca della verità oggi passa attraverso la
scoperta dell’ovvio, la certezza delle prove reali. Molti si
interrogano sulla reale esistenza storica dei miti e dei racconti epici
che l’umanità si è data nel corso dei secoli. |
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Ma così facendo, distruggendo sul piano del reale
tutto l’universo simbolico creato con lo scopo di giungere
gradualmente alla verità della propria esistenza, si pone l’uomo
disperato su una terra fredda e arida che ne spegne l’energie vitali
per riportarlo nel buio delle pulsioni incontrollate. |
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Allora esiste un padre che può essere violento,
egoista, che va distrutto, come sempre accade per i ruoli non più
funzionali. |
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Il padre che è in crisi è un padre che ha perso la
sua capacità di amore e di comprensione, di guida etica e spirituale
per la libertà e la pace sociale. E’ il padre della guerra, della
violenza, dell’egoismo, dell’etica fascista e razzista, della
vergogna che tolleriamo oggi seduta sugli scranni del potere. |
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Il segnale più forte dell’assenza del padre è
oggi la crisi etica che avvolge soprattutto il nostro mondo occidentale.
Senza etica si uccide la possibilità della convivenza, della crescita
sociale, si può fare di tutto, i crimini più efferati in nome del
potere, della ricchezza e del predominio. E’ un padre molto fragile
quello che si aggira nelle nostre anime, un padre vigliacco e
spergiuro, un padre che è meglio che sprofondi nelle viscere della
terra come Crono. |
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C’è solo un modo per me di far rinascere il padre,
ed è quello della ricostruzione etica della società, attraverso la
riappropriazione dei modelli simbolici di relazione, ricontattando le
storie evolutive della nostra specie attraverso i segnali archetipici
sempre presenti. Ci sono modelli paterni che devono essere raccolti,
quelli che propongono una valorizzazione del mito della tolleranza e
della cultura della pace, dove l’autorità cieca e stupida delle
regole si sostituisce con l’autorevolezza dell’etica della verità
umana, che altro non è che la sua possibile sopravvivenza. |
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ABSTRACT |
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Il bambino sviluppa il mondo simbolico per
rapportarsi con la realtà, crea un’immagine del se corporeo e la
relaziona con l’altro. Il padre, figura anch’essa simbolica, serve a
gestire il rapporto con la realtà, fornendo la lettura etica dei
comportamenti sociali utili allo sviluppo della specie. Il conflitto tra
le immagini del padre e del figlio si creano nel profondo delle
pulsioni, dove la ferita paterna dell’obbligo all’abbandono del
corpo materno, si concretizza nei vissuti di terrore dell’evirazione e
desideri reciproci di annientamento. Il mito, che raccoglie e fa da
catarsi alle pulsioni distruttive, rielabora gli eventi interni e li
proietta in un racconto simbolico con il quale l’essere umano cerca la
verità dell’esistenza. La verità che esiste dentro di lui e che la
sua ricerca crea scopo al vivere. La sconfitta del mito e la posizione
razionale giunta con la cultura della ragione pone l’uomo vittima
delle sue immagini schematiche, senza più rapporto con l’origine
inconscia delle sue pulsioni. Questo crea il padre immaturo, figlio
eterno di se stesso, che gioca alla guerra e alle distruzioni, che perde
contatto con l’etica originaria della verità. La crisi della figura
paterna è un bene, le proposte di riattivazione dei modelli precedenti
sono deliri d’onnipotenza di un adolescente che cerca ancora l’eroe
al quale aggrapparsi. La soluzione della crisi delle figure familiari
può trovarsi nella rielaborazione della mitologia umana e nella
riappropriazione di modelli culturali e simbolici che danno spazio alla
comprensione etica della realtà. |
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