il problema di questo approccio è che non esiste un modello comportamentale o cognitivo cui fare riferimento.
ad esempio se io uso come modello cognitivo comportamentale una figura importante della storia come vincent van gogh che succede ?
van gogh è stato un uomo che ha cercato di affermare il proprio mondo interiore in una società che lo ha rifiutato.
se l' analisi consiste nel imparare ad espeimere liberamente se stessi ogni uomo afferma i propri meccanismi cognitivi.
per me il colore nero è una cosa bella, nonostante rappresenti per me la morte, ok è il mio sistema di relazioni cognitive .
la percezione della realtà non è univoca, vedi pirandello.
credo che sia una strada a forte connotazione politica di destra e andrebbe dichiarato ai pazienti, potrebbero non essere daccordo.
cognizione e comportamento sono dati assolutamente sogettivi e privati come il concetto di percezione o di sentimento.
posso amare a modo mio posso dare all' amore il senso che voglio sono un uomo libero. cosii vale per il sesso per il lavoro per le amicizie e tuttto il resto.
ognuno è padrone di associare il valore alle cose come crede in quanto non esiste in questo nessun riferimento preciso.
per altro si tocca inevitabilmente la sfera del moralismo a questo punto.
già magritte metteva in crisi il sistema cognitivo con il famoso quadro " questa non è una pipa".
se esiste una psicoanalisi politicizzata fatecelo sapere
Le tue osservazioni sono interessanti. Ma, pur sapendo che ogni cosa umana non può prescindere dai presupposti ideologici, credo che solo le pere non siano politiche, qui si tratta di terapia, quindi, almeno in teoria, si lavora con la sofferenza.
Quindi, al di la d'influenze culturali e politiche, peraltro inevitabili, l'azione psicologica tende, o dovrebbe tendere, alla comprensione dei meccanismi disadatttivi che creano conflitto con il reale.
Spesso sarebbe da cambiare il "reale" per evitare molta sofferenza, ma questo non è compito della psicologia, semmai degli psicologi, in quanto uomini...
Saluti.
Carlo.